Hellblade: Senua’s Sacrifice, la recensione

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7.5

Buon gioco

Hellblade: Senua’s Sacrifice venne pubblicato due anni fa, nell’agosto del 2017, su PlayStation 4, Xbox One e PC: il giocatori e la critica rimasero sbigottiti. Ninja Theory, una delle più recenti acquisizioni Microsoft, aveva fatto centro ancora una volta, raccontando una storia profonda e affascinante, affrontando temi molto intensi e profondi, accompagnando il tutto da un comparto tecnico ed una direzione artistica davvero notevoli. Molti portano ancora con sé la storia di Senua, gli altri, invece, potranno farlo adesso che Hellblade: Senua’s Sacrifice è approdato da poco su Nintendo Switch, la console ibrida della big N dal successo fulgurante. Annunciato a sorpresa nel corso di uno degli ultimi Nintendo Direct, il gioco è disponibile su Nintendo Switch, solo in versione digitale, frutto di una conversione che ha richiesto molto tempo. Il punto di arrivo è un prodotto completo, soddisfacente, probabilmente il migliore che fosse lecito pretendere sulla console portatile di Nintendo: ciò non toglie che il porting abbia richiesto numerosi compromessi. Ve li raccontiamo nella nostra recensione di Hellblade: Senua’s Sacrifice.

Celti, norreni, psicosi

Pare che lo scorso aprile 2019 debba essere ricordato come il mese dei porting su Nintendo Switch, anche se appartenenti a generi molto differenti: è uscito Cuphead e, quasi subito dopo, Hellblade: Senua’s Sacrifice. Non aspettatevi però di ritrovare nel secondo dei due gli stessi temi scanzonati del primo, e neanche lo stesso genere videoludico: l’avventura di Senua è un percorso tortuoso negli abissi della follia, nella nevrosi che affligge la mente e la persona della protagonista; si gioca su due diversi piani di realtà, quello interiore dell’eroina tormentata, quello esteriore del mondo celtico recentemente conquistato dall’invasore norreno. E il mondo esteriore e contestuale di Hellblade: Senua’s Sacrifice farà decisamente la felicità degli estimatori della mitologia nordica e più specificamente norrena, la stessa del più recente capitolo di God of War.

La trama è anche apparentemente lineare e semplice: Senua è la guerriera di un villaggio pitta (popolazione scozzese preromana). La sua tribù viene assalita e decimata dagli invasori norreni, che nella brutale operazione di razzia e conquista uccidono anche Dillion, l’uomo di cui è innamorata: comincia quindi il suo viaggio verso il regno dei morti, Hel, nel tentativo di riportarlo in vita. Un po’ il mito di Orfeo ed Euridice, ma al contrario, e con Euridice in forte stato confusionale: del resto la psicanalisi freudiana, di cui la produzione di Ninja Theory è pregna, ci ha insegnato bene come il funzionamento della mente umana possa venire facilmente compromesso dalle esperienze traumatiche. L’invasione nemica, la distruzione di un villaggio e la morte della persona amata sono decisamente esperienze traumatiche. Ma queste brevi considerazioni non sono sufficienti per spiegare la profondità psicologica e la precisione scientifica che accompagnano il viaggio di Senua nell’Hel. La ragazza sin da piccola ha manifestato forme di nevrosi, le stesse che per lungo tempo la tradizione storica occidentale (precristiana e poi cristiana) ha considerato (quasi sempre) esperienze mistiche, veri e propri incontri con la divinità. Il folle è sempre stato un privilegiato, colui che era in contatto con il mondo divino: poteva fare esperienze precluse al resto dei mortali.

Per Senua accade esattamente questo: le voci nella sua testa, le Furie, la conducono nel regno dei morti. Qui deve affrontare una serie di divinità minori e maggiori, tutte pericolose, in una disperata corsa contro il tempo per salvare Dillion. Non vi anticipiamo oltre, né tantomeno oseremmo mai anticiparvi la conclusione del viaggio, ma mai come in questo caso è più importante l’esperienza del viaggio in sé, rispetto al suo reale obiettivo e la sua fine. Hellblade: Senua’s Sacrifice è un’esperienza videoludica che oscilla tra l’avventura interattiva propriamente detta, l’action, il titolo esplorativo e il puzzle game. La maggior parte dell’avventura è dialogata, Senua parla costantemente con le voci nella sua testa che le rispondono, la guidano, l’ingannano, la incalzano, la scherniscono. Il giocatore controlla la protagonista in una visuale in terza persona, attraverso ambientazioni nordiche e infernali di vario tipo; risolve puzzle ambientali piuttosto elementari e altri un po’ più complessi, ma mai davvero ostici (purtroppo però molto ripetitivi); di tanto in tanto combatte nemici in duelli all’arma bianca, anche in questo caso mai davvero insormontabili e senza un sistema di progressione o potenziamento delle proprie abilità, che nell’avventura in questione non avrebbe del resto alcun motivo di esistere.

 

Il combat system di Hellblade

Il combat system di Hellblade è piuttosto semplice e immediato, non prevede un sistema di combo complesso e si basa principalmente sull’abilità di saper scegliere i tempi di attacco e parata, con l’opzione della schivata che solo in alcuni casi particolari vi tornerà davvero utile. Si è optato per un approccio realistico, quindi per affrontare le circa quattro tipologie di nemici presenti (boss esclusi) bisogna alternare l’attacco potente, quello leggero e un un colpo melée che sbilancia gli avversari o spezza la guardia. In tal senso, anche la parata perfetta metterà per qualche attimo fuori gioco le creature dandovi modo di gestire con più attenzione gli affondi che provengono da più direzioni o tentare un attacco in corsa. È inoltre possibile usare il focus anche nel combattimento, che funge da bullet time e consente di infliggere molti più colpi rispetto al normale.

Hellblade : Senua's Sacrifice

Anche su Switch è stato incluso l’interessante documentario “Hellblade Senua’s Psychosis”, breve making of che racconta come è nata l’opera di Ninja Theory, illustrando varie sessioni di motion capture e sottolineando l’importanza della collaborazione con affetti da psicosi e studiosi dell’Università di Cambridge per poter trasporre nel contesto videoludico e in maniera verosimile i sintomi della malattia mentale.

Non esiste un sistema di progressione, non ci sono abilità da sviluppare e dall’inizio alla fine dovrete arrangiarvi alternando le due-tre tipologie di attacchi messi a disposizione.

La difficoltà non è affatto sostenuta e anche selezionando quella difficile non sarà complicato riuscire a farla franca tutte le volte: non cambiano i pattern di attacco e ad aumentare sono solo i danni che subirete. È anche possibile selezionare la difficoltà automatica, che tramite uno schema adattivo si modella attorno alle capacità del giocatore, rimanendo però tarato verso il basso. L’unica vera variante ai combattimenti è rappresentata dalla versione “oscura” che alcuni nemici possono assumere, diventando vulnerabili solo quando si entra in modalità focus, ma tutto sommato non rappresentano mai né un ostacolo degno di nota né una fonte di reale soddisfazione.

Se consideriamo che Ninja Theory ha sviluppato il gioco da software indipendente, con grande attenzione agli investimenti anche per mantenere il prezzo del gioco a trenta euro, tecnicamente Hellblade si difende bene e si presenta come un titolo in grado di rivaleggiare con diversi altri esponenti dello stesso genere. Certo, non manca qualche bug e glitch, ma non è nulla che non si possa sistemare con qualche patch post lancio, così come non dovrebbero esserci problemi per aggiungere qualche sottotitolo che talvolta non appare in sovrimpressione durante i confusi soliloqui della coscienza smarrita di Senua.

 

La conversione su Nintendo Switch

Dal punto di vista tecnico era difficile pretendere di più da una conversione di un titolo che gira su Unreal Engine 4. Portare Hellblade su Switch ha richiesto diversi compromessi e qualche “sacrificio”: la risoluzione in modalità TV si mantiene sui 720p, scendendo parecchio oltre la soglia in modalità portatile (accompagnata da un pesante effetto aliasing), mentre l’azione scorre a 30 fps in entrambe le configurazioni, risultando però la versione meno fluida di tutte.

Rispetto alle controparti, si nota anche un’illuminazione differente e un netto distacco tra gioco e cutscene (sono FMV pre-caricati), mentre di tanto in tanto si ravvisa qualche bug grafico e sonoro. Apprezzabile inoltre sfruttare il giroscopio dei Joy-Con per orientare la visuale. Pur essendo tutt’altro che insufficiente (il colpo d’occhio è comunque vicino a PS4) l’edizione Switch si configura insomma come la versione dalle performance peggiori tra quelle in circolazione, senza contare che Hellblade non ci è parso molto adatto al gioco in mobilità.

 

Verdetto

Hellblade: Senua’s Sacrifice è l’eccezione che conferma la regola e mostra che gli indie di lusso possono rappresentare un vero modello commerciale, in grado di non rinunciare alla qualità a discapito del prezzo di vendita. Ninja Theory ha fatto prova di coraggio, perché proporre una tematica così delicata e difficile da trattare merita un plauso e tutto il supporto necessario, soprattutto considerando la grande cura che la software house ha dimostrato di avere per questo aspetto del gioco. Purtroppo però, gli enigmi ambientali sono ancora troppo rigidi, e il sistema di combattimento sin troppo basilare dà alcune carenze strutturali.

 

Buono

  • Scrittura intensa e coinvolgente
  • Temi maturi e “tabù” per il medium
  • La psicosi è rappresentata in maniera encomiabile
  • Gran lavoro di caratterizzazione
  • Grande performance di Melina Juergens
  • Comparto audiovisivo eccellente

Insufficiente

  • Assai poco interattivo
  • I puzzle ambientali non sono abbastanza convincenti
  • Un combat system sin troppo basilare e poco vario
  • Qualche bug e glitch
  • Le parti ludiche sono un po’ caotiche
7.5

Buon gioco

Appassionata di giochi di ruolo giapponesi, genere che ha scoperto grazie alla saga Final Fantasy e approfondito con i capolavori usciti negli ultimi anni, s’interessa al retrogaming, rigiocando vecchie glorie come Monkey Island, Prince of Persia o vecchi capolavori marchiati Nintendo. Antonella comincia il suo percorso giornalistico in Italia, lavorando con Gamerepublic, PS Mania e Pokémon Mania. Si trasferisce in Francia per studiare la programmazione web : grazie a questo percorso anomalo ecco che nasce Gamespeed.
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